Normanni e Svevi
L'emiro di Catania, Ibn Thiman, per sbarazzarsi del suo rivale, l'emiro di Castrogiovanni ( oggi Enna ), Ibn al Awas, chiese aiuto al Conte Ruggero d'Altavilla di Mileto, concedendogli "la Sicilia" se fosse riuscito a battere il suo nemico.
Così Ruggero d'Altavilla, con 139 cavalieri, dopo aver conquistato Messina e la fortezza di Rametta, si spostò verso l'interno ed occupò Troina dalla quale lanciò i suoi assalti ai castelli arabi, ma tralasciando in primo tempo Capizzi. Infatti, quando l'esercito saraceno nel 1063 partì da Palermo per catturare Ruggero, scelse come base di partenza per la battaglia la località " Birruso " sotto Capizzi, perché alle spalle si sentiva protetto dalla guarnigione e dalla popolazione musulmana capitina.
Non appena Ruggero ebbe sbaragliato l'esercito saraceno e rivolto verso Capizzi, i musulmani preferirono (forzatamente o volontariamente) emigrare, a tal punto chele terre capitine dovettero essere ripopolate da gente della Lombardia e dal Piemonte.
Avvenne così un cambio di coloni: agli arabi successero i lombardi; Capizzi venne inglobata nei possedimenti del Conte Enrico, dei Marchesi Aleramici.
Durante l'amministrazione aleramica Capizzi fornì alla corte normanna funzionari, tributi e soldati fedeli, tanto che venne a far parte del demanio della Corona.
La ricchezza dei capitini sfiorì con l'avvento di Federico II di Svevia, il quale tolse i privilegi acquisiti dalla Sicilia in materia di commercio e impose un sistema fiscale molto esoso e sgradito.
I malcontenti sfociarono nella rivolta della Val Demone del 1232 con a capo Martini Bellione al quale si unirono i capitini per rivendicare la libertà civica che l'Imperatore aveva soppresso affidando la baronia di Capizzi a Federico d'Antiochia.
Allorché Federico II ebbe sottomesso Messina e le altre città ribelli, fece bruciare vivo il Bellione e rivolgendo verso l'entroterra fu spietato : fece radere al suolo Centuripe e il quartiere " Casalini " di Capizzi e ne fece trasferire le popolazioni a Palermo, dove andarono a colmare il vuoto lasciato dall'esodo musulmano. Molti capitini, però, preferirono pagare tributi molto esosi per non lasciare il proprio paese.
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