Dagli Angioini agli Aragonesi
Capizzi, come il resto della Sicilia, non ricavò sollievo dal nuovo " padrone " Carlo d'Angiò. Essa venne affidata, assieme a Cerami, alla famiglia Arnoldo, e fu succube delle ruberie effettuate dai soldati angioini che, con al scusa di dover catturare Corrado Capece, capo della rivolta filo - sveva e dominatore di Nicosia e dei paesi vicini, si arricchivano a scapito della popolazione.
Così, quando partì da Monreale la " Rivolta del Vespro ", Capizzi vi prese parte attiva partecipando all'assedio di Sperlinga, alla sola città che parteggiava per la Francia: " Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit ", riferisce il Fazzello.
Tale partecipazione fu tramandata fino al 1726 dal clero capitino, che nel giorno dell'Epifania, ricordava i fatti del Vespro : "A Vesperis Siculis contra Gallos".
Con la reggenza di Pietro II d' Aragona (1337-1341) le cose cambiarono in meglio per i capitini; due episodi rilevanti caratterizzano il periodo: l'edificazione della Chiesa di San Giacomo, le cui reliquie vennero portate dalla Spagna da Sanchio d' Eredia nel 1427, e la concessione di allestire un emporio nel mese di Luglio di ogni anno ( e che tuttora conserva ).
Data la presenza della Chiesa Madre ci si domanda per quale motivo un sovrano, che aveva tutto l'interesse di mantenere inalterati i favori popolari, avrebbe dovuto alimentare la competitività tra una struttura fortemente sentita come nuova.
Il senso va ricercato nella volontà di fornire un ulteriore punto d'appoggio e riferimento al quartiere di nuova formazione nella zona nord dell'abitato, le cui condizioni altimetriche determinavano un disagevole collegamento con la Chiesa di S. Nicolò.
Capizzi iniziò a declinare dal 1342 tanto da rimanere soggiogata al feudalesimo di padroni come : Blasco d'Aragona, Francesco Polizzi, Bernardo Spadafora nel 1361, Enrico e
Antonio Ventimiglia nel 1393 e infine da Ugone Ballo, o de Ballis.
Nel 1405 grazie al privilegio di Re Martino, si ritornò al demanio ma solo per due anni. Nel 1407, infatti, la città, attraverso un complesso giro economico e finanziario, veniva venduta a Sanchio Rujs de Lihori, assieme alla città di Mistretta.
Nel 1448, regnando Alfonso il Magnanimo, i Capitini riuscirono a riscattare ancora una volta la loro libertà, versando al Visconte di Gagliano, Sanchio Rujs, 1.500 fiorini, ed a ritornare sotto il Regio demanio fino al 1630.
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